I personaggi del podere

...tre capoccia

 

Mandrie 1937- 1947

Per primo parlerò del Bondi, nato in Mugello intorno al 186O ed emigrato in Francia con la giovane moglie.

In Francia ebbe ben 12 figli, tutti regolarizzati con la nuova nazionalità.

Intorno agli anni Venti rimasto vedovo fece ritorno per un po' di giorni nel suo paesello.

Doveva essere ancora un bell'uomo, in quanto quando io l'ho conosciuto aveva circa ottanta anni, era ancora un uomo passabile, snello, dritto, con un paio di baffetti bianchi... insomma per molto tempo era stato un " tombeur de femmes".

Nel suo paese conobbe una ragazza che poteva essere sua figlia, essa aveva avuto vari fidanzati ed era notevolmente "chiacchierata". Il contadino italo-francese ci sapeva fare ed in breve la ragazza rimase in stato interessante e nacque .... Marsilio, di cui ne parleremo più avanti.

Si sposarono e presero un podere dalle nostre parti.

Con cadenza quasi annuale, dopo il primogenito, nacquero altri 11 figli, portando la produzione nazionale alla pari con quella oltralpe.

L'ultima nata, quasi mia coetanea, forse perchè i genitori erano rimasti a corto di nomi, fu battezzata Martorina.

Alla metà degli anni Trenta il Bondi lasciò il Mugello e chiese il podere delle Mandrie rimasto libero. Carta di presentazione: 12 figli, tutti assai giovani. Il proprietario del podere gli diede molto volentieri il suo assenso e la famiglia si trasferì nel nuovo podere.

Non ho precisato che la casa colonica dove abitavano i coloni era di proprietà della fattoria e veniva concessa in uso senza alcun affitto.

Feci conoscenza con questo capoccia a metà del 1940.

La guerra era iniziata da poco ed il vegliardo spiegava ad alcuni camparaioli che un figlio francese, certo Jean, era maresciallo carrista nell'Armee. Egli sarebbe stato molto dispiaciuto se si fosse incontrato sul fronte con il fratellastro fante Marsilio del Regio Esercito italiano.

Il Bondi era un passionista del "sugo"... non pensate a quello della pastasciutta, il suo "sugo" era il letame.

I concimi chimici erano agli albori e il concime principe dell'epoca era il concio, usando un termine toscano. Il concio era fatto dalla paglia, dalla lettiera e dagli escrementi di bovi, pecore, polli, conigli ed in molti casi anche umani, in quanto molte coloniche erano sprovviste di gabinetti.

Tutti questi escrementi, subiscono una perfetta fermentazione ad opera di microrganismi, il tutto si disgrega e viene fuori una specie di marmellata nera... un sugo, come diceva il Bondi.

Egli aveva istallato una pompa nella concimaia che ripescava i liquami, dal fondo di essa e li rigettava sulla massa del letame. Il risultato era un perfetto sugo. La maggior parte dei coloni , portava nel podere il letame che era pagliolo ed escrementi. Le piante erano impossibilitate ad assorbire le sostanze nutritive in esso contenute. Il bifolco di questa azienda era Marsilio che accudiva una coppia di vacche ed una di buoi chianini bellissimi. Questa razza autoctona della Toscana si pensa selezionata dagli etruschi, figura in molti dei loro buccheri, si è poi diffusa in tutto il mondo ed è servita per molti incroci, migliorando altre razze bovine. Erano animali bellissimi, vere montagne di carne e tanto mansueti. Un giorno trovai il bifolco ad arare il campo e gli chiesi se mi faceva arare, per lo meno una "fetta". "Ben volentieri" rispose. Un bove nel terreno sodo ed uno nel lavorato, diedi il via alla mia prima ed unica aratura. Penso che lo sforzo per tenere il coltro nel terreno per un uomo di oggi sia eccezionale: dovrebbe avere dei muscoli poderosi. Arrivai a fare circa 300 metri, il dolore ai muscoli delle braccia mi durò almeno 4-5 giorni. Il bifolco lo faceva generalmente per 4-5 ore. Egli mi raccontò che era stato mitragliere a Cefalonia, dove di una divisione italiana si salvarono in pochissimi in quanto furono massacrati dai tedeschi. La postazione dove si trovava Marsilio era al centro dell'aviolancio dei paracadutisti tedeschi, diceva il nostro bifolco che bastava una o più pallottole per forare il paracadute ed il soldato veniva giù come una palla di schioppo facendo una buca nel terreno. Il bifolco fu salvato dai alcuni contadini greci che lo tennero nascosto in cantina per mesi.

Ritorniamo al nostro capoccia, in alcuni casi era veramente originale.

Oltralpe gli avevano spiegato che i fichi non sono un frutto ma una inflorescenza (fiore). Per anticipare la fioritura bastava inserire con l'ampolla una goccia di olio di oliva nella parte terminale della inflorescenza ed i fichi arrrivavano a maturazione un paio di settimane prima degli altri.

Il Bondi nel 1941-42 capì la necessità della mimetizzazione. I monelli nell'epoca giravano i poderi e saccheggiavano le cocomeraie... non era tanto quello che asportavano quanto quello che distruggevano. Lui aveva una bella cocomeraia, quando i cocomeri erano a buon punto faceva una buchetta nel terreno e con la terra li ricopriva. Nel terreno, perfettamente mimetizzati, crescevano e maturavano e da fuori si vedeva solo il tralcio che li alimentava.

Il Bondi dovrebbe essere morto intorno al 1947. Un paio di anni prima l'ho visto zappare una proda e piangere. Gli chiesi il motivo: "I tedeschi hanno ucciso Antoine e Roland, erano nel maquis". Capii che erano partigiani della resistenza francese, non ebbi il coraggio di chiedere se erano figli o nipoti del suo ramo oltralpe. Vedere un vecchio piangere è uno spettacolo penoso.

In un periodo che il Bondi rimase senza il suo fedele cane, egli creò un antifurto di sua concezione. Fece una specie di spingarda con una grossa molla al percussore, sotto il quale mise una cartuccia del fucile da caccia. La fissò alla stanga nel carro che era nel mezzo dell'aia poi mise alcuni fili a circa 10 cm da terra. Se un intruso durante la notte, quando il congegno era in funzione, avresse urtato uno di questi, la molla avrebbe colpito il fulminante della cartuccia con conseguente deflagrazione. Il forte botto avrebbe svegliato tutta la famiglia. Un mattino presto che mi recai dal colono , per poco non incappai io nell'antifurto.

Insomma il contadino italo-francese di idee ne aveva assai e geniali.

Del suo primogenito ne abbiamo parlato, saltiamo alle ultime due figlie.

La penultima si chiamava Giuditta, era una ragazza come tante. Da una sua amica aveva sentito parlare di Tombolo, paradiso nero... lei figlia di due sangui calienti, voleva accertarsene. La ragazza era stufa di 5 anni di guerra, privazioni di ogni genere, uomini scarsi e poco validi in quanto i giovani erano sui vari fronti o nei campi di concentramento di mezzo mondo. Non fu l'unica: decine di ragazze "per bene" con l'arrivo degli americani, saltarono sulle loro jeep e GMC e via all'avventura.

A Tombolo , centinaia di disertori statunitensi , ex prigioninieri tedeschi, M.P., magnaccia , prostitute che avevano seguito la V armata avevano creato una Sodoma e Gomorra. Di notte saccheggiavano i magazzini Usa, pieni di ogni ben di Dio e poi festini a base di sesso. Giuditta si rese ben conto di come si "viveva". La rividi circa tre anni dopo, aveva per mano un figlioletto mulatto. Da altre persone poi seppi che la sua amica, era saltata in aria con soldati della Bufalo nella maxiesplosione delle mine tedesche in piazza Mazzini a Viareggio. I tedeschi pensando ad uno sbarco alleato, avevano minato la spiaggia, i soldati della V Army le avevavo disinnescate e accatastate vicino alla casa del fascio e nel luglio del 1946 per autocombustione esse deflagarono. Ci rimisero la vita una trentina di soldati ed altrettante "segnorine".

Parliamo ora della ultimogenita del Bondi, la famosa Martorina. Essa ben presto si rese conto che la natura le aveva fatto un bel regalo e lei ci siedeva sopra. Decise questo regalo di adoperarlo e già giovanetta fu trovata in vari capanni compiacenti. Una breve parentesi, che esula dalle storie della civiltà contadina. Buona parte degli uomini erano sempre in cacciata delle donne che''la davana". Si passavano i nominativi e se uno riusciva in una conquista, gli amici lo seguivano. I divertimenti dell'epoca erano esigui, calcio e cinema erano agli albori, la bici iniziava appena, era il sogno di tanti, acquistare a Firenze una bici usata con un lume a carburo e poi riverniciarla. Per l'auto mancavano ancora 30 anni alla motorizzazione di massa, di conseguenza il sesso era lo ... sport più di moda.

Martorina, figlia di un padre conquistatore e di una madre abbastanza sveglia, si dava da fare. Queste le parole di un giovane dell'epoca: "La ragazza non è male, in particolare da giugno a settembre, negli altri mesi è meno gradevole. " Nei mesi estivi poteva ricorrere ad un vicino torrente, negli altri mesi essendo i servizi igenici a livello preistorico (e ne abbiamo già parlato) non poteva pulirsi a sufficienza. Sarebbe andata bene nel XIX secolo al nostro re Vittorio Emanuele II, il quale quando la bella Rosina moglie del guardiacaccia della real tenuta usò per la prima volta il sapone, il re in dialetto piemontese sbottò: "Hai levato il meglio".

Due sole parole sulla massaia Bondi, molto seria e brava in tutto. Mi ricordo una sola sua impresa la donna riuscì a prendere una lepre "a covo", cioè accovacciata nella sua tana. Ella con un energico balzo, la agguantò per gli orecchi facendola sua. Un macellaio locale la acquistò viva in cambio del doppio del peso della lepre in carne bovina. Così la famiglia poté fare un paio di ottimi pranzi.

Alla morte del patriarca, figli e figlie, abbandonarono il podere e crearono numerose e volenterose famiglie.

 

 

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Indice

I Parte

I lavori mensili

Le colture

Il paesaggio

La rotazione

I personaggi
del podere

Il capoccia

La massaia

Il bifolco

Il fattore

Alcuni
personaggi

II Parte

Gli agrari

III Parte

Il diario
di un fattore