I personaggi del podere

...tre capoccia

 

Mugello primavera 1950

 

Il secondo capoccia del quale vi racconterò la storia si chiamava Beppone, colono dei fattoria dei Ricci, il cui podere e casa colonica era attiguo alla fattoria.
Questo posto toccava sempre alle migliori famiglie coloniche di cui le giovani donne aiutavano al bisogno in fattoria quando arrivavano i proprietari, previo pagamento.

Questo Beppone non era fisicamente un uomo notevole, era una persona normale e anzi leggermente panciutello. Il fatto che gli altri coloni lo chiamassero così penso che dipendesse dal lato intellettivo che superava la media.
Quando io l'ho conosciuto poteva avere circa 75 anni, due figlie sposate con due coloni della fattoria ed un' altra ancora libera, la più bella del paese.

Ho dimenticato di dire che la fattoria, circa 220 ha, era per circa 2/3 boschivo, il resto terreno coltivato. Eravamo ad un altezza di circa 5OO- 6OO metri, cioé quasi alla fine dell'area della coltivazione della vite... infatti il vino non era eccezionale, arrivava a mala pena ai 10° .
Lì finiva anche l'area del frumento, infatti nella fattoria sopra alla nostra veniva coltivata la segale. Un po' di ulivi, bestiame bovino, più maiali a volontà in quanto i coloni avevano da 3 a 5 scrofe. Uno dei maggiori introiti era la vendita dei "lattoni'' che avveniva tutto l'anno; si trattava di piccoli maiali.

Ritorniamo a Beppone il quale aveva in consegna anche le 16 arnie aziendali. Lui definiva l'ape un insetto veramente comunista e apprezzava l'espulsione dei circa 200 fuchi e relativa uccisione, dopo l'avvenuta fecondazione della regina. Beppone diceva: "chi non lavora, non mangia". Ogni arnia ha un paio di centinaia di questi aponi, senza pungiglione, che servono solo per il volo nunziale, per fecondare la regina, la quale ha mediamente 12 amplessi in volo, i maschi ci rimettono la vita e l'apparato riproduttivo scaricando nella regina i loro spermatozoi la quale fa il pieno per la fecondazione delle uova per lo meno per 4 anni. I poveri maschi... dopo la festa fanno l'impossibile per rientrare nell'arnia dove fino al giorno prima erano nutriti con l'ottimo miele. Le operaie dopo un paio di giorni, scocciate da questi maschi " fannulloni ", li trafiggono. Si vedevano di fronte all'arnia due centinaia di aponi defunti ed i cittadini pensavano che ci fosse una epidemia tra le api.

Questo capoccia non ebbe alcun erede maschio e con lui, crisi dell'agricoltura a parte, finiva una ottima stirpe contadina.

A Beppone riconosco di aver inventato due cose: i sandali alla HO CI MIN ed il compromesso storico.
Questi sandali li inventò alla fine degli anni Trenta. Prese un vecchio e logoro pneumatico della Balilla, lo sagomò sulla forma dei suoi piedi e fece un foro in corrispondenza dell'alluce e vi inserì un anello di gomma, dentro al quale ci metteva il dito e... via al lavoro.

Egli era un gran lavoratore. Alcuni coloni mi dicevano che in quel periodo vederlo frullanare il fieno era una cosa "cinematografica": con i suoi sandali speciali e la lucidissima frullana, dava dei punti anche alle prime falciatrici.

Venne la guerra e Beppone ne fece di tutte per continuare ad usare i suoi amati sandali. Otto mesi all'anno si cimentò perfino con i pneumatici delle jeep, ma a causa della loro carcassa metallica, abbandonò l'idea. Alla fine ottenne dal proprietario della fattoria un paio di gomme logore della sua Balilla e se li fece per il resto della vita.

Non ho ancora detto che questo capoccia faceva il sacrestano in una piccola chiesetta a 100 metri dalla fattoria. Questo era un lavoro da domenica mattina, quando mancavano i chierichetti Beppone serviva la messa. La località era piccola, in tutto vi erano solo 12 famiglie coloniche. Alla morte del vecchio prete, la chiesa fu chiusa in quanto mancavano le vocazioni.

Altra cosa che racconterò é che Beppone era anche capocellula della esigua cellula del P.C.I.
Dieci famiglie erano di questo partito, due della D.C. Quando veniva in fattoria, non sapevo mai se veniva per pratiche religiose oppure a chiedere giuste rivendicazioni perr la comunità. Dico "giuste" in quanto quei coloni erano molto più poveri di altri della nostra regione. Infatti io abbandonai l'agricoltura ritornandoci in questa località 5 anni dopo e tutti e 12 i coloni avevano già abbandonato i loro poderi. Egli mi insegnò l'apertura dell'ombrellino sopra al Santissimo durante le processioni e tutti i giusti gesti per il suo uso in chiesa. A quell'epoca, avevo poco meno di 20 anni, ero un semplice sottofattore però nel piccolo centro ero il BIG.
Faceva un certo effetto vedere alcune giovani colone un po' scollate, quando abbassavano la testa di fronte al Santissimo ed al mio ombrellino, si intravedeva l'inizio del seno.

Non divaghiamo e ritorniamo al nostro capoccia, il quale aveva un rapporto con la carta stampata identico a quello con il cibo. Pur avendo fatto solo la prima elementare, egli leggeva di tutto, fulminava alla domenica l'Unità, poi libri di agraria, trattati scientifici , romanzi ecc. Qualche anno prima era capitato in zona un ufficiale russo carrista, fatto prigioniero dai soldati dell'Armir, era in un campo di concentramento della nostra regione. Con l ' 8 settembre del 1943 e il completo sfascio del Regio esercito, questo Jgor era evaso e si era aggregato ad una banda partigiana che per pura combinazione era proprio all'inizio della linea Gotica. Figuriamoci se i nazi volevano ribelli fra i piedi! Sembra che la banda si sia spostata nell'agosto del 1944 a Firenze e abbia partecipato alla liberazione della città, Là il russo passò a miglior vita. Il carrista però rimase diversi mesi nella casa di Beppone e diventarono amici. Di Igor il capoccia citava due proverbi russi. Il primo: "Vivrai 100 anni, mangerai 100 anni, amerai 100 anni (o un po' di meno) , studierai 100 anni e morirai ignorante". Il secondo riguardava i gatti, in quanto era un gatttista sfegatato: "Di notte tutti i gatti, sono grigi, non importa il colore della pelliccia, purché sappiano prendere i topi".
Insomma il nostro inventò i sandali alla HO CI MIN quando questi faceva il commesso a Parigi e non pensava neppure di rientrare in Indocina. Il nostro anticipò il compromesso storico, quando Belinguer era un giovane della FGIC in Sardegna. Io penso che questo colono, avesse un tal sete di giustizia che di qua la demandava al PCI ed al di là alla Chiesa. Per entrambi era un eccezionale adepto. Con il prete salmodiava gli inni religiosi, mai lo sentii con Bandiera Rossa.

Egli era un bravissimo cercatore di funghi: conosceva tutte le fungaie della zona. Secondo gli altri coloni, andava in agosto a bagnare i punti dove in ottobre sarebbero nati i porcini.

Beppone aveva fatto il militare in Friuli, lì era diventato passionista della polenta con gli osei. Per procacciarseli, si era fatto un vecchio ombrello ricoperto di pania. Qui devo spiegare cosa é il vischio, che ora arriva dalla Sila, allora era frequente nei nostri poderi. Questo emiparassita produce delle bacche bianche che contengono i semi della pianta. Con queste bacche egli faceva la pania. Di notte a questo ombrello speciale ci metteva un lume a carburo nel centro, poi in pieno inverno andava ai suoi pagliai dove si erano rintanati gli uccellini che visto il lume , si avvicinavano e rimanevano appiccicati alla pania. Il giorno dopo la famiglia di Beppone banchettava con polenta ed osei...
Usava pure le tagliole per prenderli.
Durante la guerra l'acciaio era sparito e il nostro le realizzò con i razzi delle bici, che sono pure in acciaio. Venivano fuori delle tagliole eccezionali che decapitavano il malcapitato uccello che beccava l'oliva o il chicco di mais. Mi raccontò che un giorno durante il duro inverno del 1944, una pattuglia tedesca(erano sulla Gotica) passo' da casa sua. Un soldato andò dietro ad un pagliaio a fare un bisogno, disse il capoccia: "Mi sentivo morire, se defecava su una delle tre tagliole che avevo piazzato, sarebbe partita la rappresaglia in quanto il nazi ci avrebbe rimesso il membro virile".

Beppone agognava la bellissima biblioteca della villa padronale, aveva potuto assaggiarla durante i mesi del passaggio del fronte. Si trattava di centinaia di volumi più la raccolta della rivista francese "Illustration" (esatti 9O anni e cioé dal 1849 al 1939).

Ai primi di settembre del 195O il proprietario vedette la fattoria con la formula ' cancelli chiusi". Voleva dire che il nuovo proprietario acquistava tutto: fattoria, villa, coloniche, animali ecc.

Il vecchio marchese De Prandis apprezzava una caldaina del 17OO, adatta per farci la polenta. Nottetempo fu portata nella abitazione di Beppone e ripresa un mese dopo.
Il capoccia mi disse: "Ma che caldaina, io avrei preso qualche bel libro della biblioteca!" Io la pensavo come lui, ma il marchese no.

Finisce così la storia del secondo capoccia, un po' anomalo, però non si può disconoscere che si trattava di una persona di notevole levatura.

 

Tigre 31 Copyright 1999-2007

Indice

I Parte

I lavori mensili

Le colture

Il paesaggio

La rotazione

I personaggi
del podere

Il capoccia

La massaia

Il bifolco

Il fattore

Alcuni
personaggi

II Parte

Gli agrari

III Parte

Il diario
di un fattore