I personaggi del podere

...tre capoccia

 

Valdarno autunno/inverno 1950

 

Ecco l'ultimo capoccia : il Torrini.

Giunto in questa fattoria da un paio di giorni, ero nello scrittoio (che sarebbe l'ufficio aziendale) quando la fattoressa mi annuncia la visita del Torrini.
Entra un bel vecchio sull'ottantina, un bel paio di baffi bianchi, chioma folta e bianca, fisico robusto, in leggero sovrappeso. Si toglie il cappello di fronte a me, meno che ventenne, e vedo che il bordo del cappello è notevolmente loioso nel punto in cui viene appoggiato alla cute: non aveva conosciuto dall'acquisto alcun lavaggio... si trattava di diversi decenni .
"Sor fattore bona sera", dice il vecchio. Io ero sottofattore però la cosa era poco agevole e mi concedevano un grado in più, anche se il vero fattore abitava a Firenze.
"Vengo per la Pia" dice il Torrini "Sono oltre dieci anni che é fidanzata con un contadino di Bolognano e si vuole sposare. Stamattina mi ha detto: nonno se non mi sposo sono costretta a 'dargliela' ... è troppo che aspetta, poi nascono complicazioni.... allora mi sono detto, vado in fattoria a chiedere un po' di soldi, per fare il matrimonio della mia nipotina. Si dà il caso - continuo' il colono - che io abbia allo scrittoio un po' più di due milioni. Con 250000 lire la faccio contenta, sposandosi" .

Breve pausa del racconto. Io ero passato dalla fattoria dove era Beppone a questa del Valdarno, sempre dello stesso proprietario. Fin dal primo giorno avevo dato un'occhiata alla cassa e ero trovato come D'Amato un quarantennio dopo alla guida dell'Italia... solo che io non potevo svalutare. I crediti dei 24 coloni verso l'azienda erano oltre i 40 milioni. Fra cassa e C/C. non arrivavo al milione (per i lettori queste cifre vanno moltiplicate grosso modo per 24 per portarle ad oggi.)

La richiesta del vegliardo era più che lecita, però come facevo ad affrontare le spese mensili di concimi e anticrittogamici oltre ai salari dei sei operai (al giorno 575 lire i fissi, 725 gli avventizzi). Se rimanevo senza soldi, non sapevo quando il fattore o il proprietario mi avrebbero reintegrato la cassa. Allora feci un po' il pesce in barile, promisi che mi sarei interessato della sua richiesta, aggiunsi un bicchierino di vin santo eccezionale (in quanto questa azienda aveva un locale ben esposto e ben ventilato per produrre questo vino). Presi a cuore la cosa: il fattore mi fece avere dopo pochi giorni 200000 lire affinché la Pia si potesse sposare senza commettere "atti impuri".

Il Torrini era il colono accanto alla fattoria, aveva avuto varie figlie sposate di cui una in Liguria e tre figli che lavoravano con lui, tre nuore ed uno stuolo di nipoti.

Di una nipote ne abbiamo già parlato, ora parliamo dell'altra nipote nubile Elda.
Elda era una bella ragazza, tipica bellezza di contadina toscana, mia coetanea e fidanzatissima. Veniva in fattoria ad aiutare la fattoressa ogni qualvolta vi era bisogno di aiuto, cioé quando venivano i proprietari o c'erano consegne di vino ed olio, occasione nella quale i clienti rimanevano a pranzo in fattoria.
La ragazza aveva fatto scandalizzare la zona, non solo il piccolo borgo quando in agosto era andata a far visita alla zia in Liguria. Era ritornata con una T-shirt aderente bianca che faceva risaltare il suo seno di almeno 4° misura ed un paio di pantaloncini cortissimi di rasatello rossi, genere la Mangano in "Riso Amaro", un film proprio di quegli anni. Abbigliamento giustissimo per il mare ma non per un piccolo borgo sperduto nel centro della Toscana, dove sua nonna Torrini e la mia avevano ancora le sottane fino in fondo ai piedi. E dove i mariti potevano dire o pensare, come il principe di Salina nel Gattopardo: "Abbiamo fatto insieme 5 figli e non gli ho mai visto le gambe." A vedere Elda in "calzoni corti" vennero giovani da almeno una decina di chilometri con grande disappunto del fidanzato. Lo scandalo fu notevole e da allora la ragazza vestiva da educanda.

Ritorniamo al nostro capoccia, che era un ottimo pescatore, in quanto il suo podere confinava con l'Arno e lui sapeva , quando il fiume era in piena dove si riunivano i pesci (e lui con un retino faceva man bassa: in quei giorni in fattoria pesce a volontà, anche se quello di fiume é notevolmente liscoso).

Alla fine del suo podere ,c' era un mulino aziendale mosso dall'acqua del fiume, qualche anno dopo queste storie ci girò un film: la Sophia nazionale , che interpetrava la parte della bella mugnaia.

Il Torrini aveva un bell'orto ed il Barone quando veniva in fattoria non disdegnava di ... farci la spesa.

Parliamo ora degli altri componenti della famiglia, incominciando dal primogenito Gino, che era il bifolco.

Durante il passaggio del fronte, avvenuto quasi 7 anni prima, un suo figlio mio coetaneo saltò per aria a causa di una mina tedesca. La madre, cioé la moglie del bifolco, quando mi vedeva piangeva, in quanto io le ricordavo il figlio morto come aspetto fisico ed età. Questa donna era una ottima cuoca, nella cucina povera toscana aveva una sua sua specialità polpette di solo patate.

Una volta dovendo andare in casa Torrini per una comunicazione trovai il vecchio nel canto del fuoco, intento a raccontare una novella ad un paio di nipotini. La nuora cucinava, il profumo era gradevole. Io per le patate ho sempre stravisto, le accettai e le elogiai. Per mesi questa donna ,quando faceva queste polpette ne inviava un vassoino in fattoria a quello che idealmente pensava suo figlio.

Il secondogenito del Torrini era stato partigiano in una brigata garibaldina della zona, ora oltre a lavorare nel podere era dirigente del PCI e acceso sindacalista. Nel maggio del 195O , era incominciata la guerra di Corea, i comunisti del nord attaccarono gli anticomunisti del sud ed il loro governo finì in fondo alla penisola. Qui le forze sud-coreane aiutate dalle forze Onu (in gran parte USA) fecero un campo trincerato e resistettero all'urto dei nordisti. Anche il figlio di questo capoccia balzò all'attacco contro di me, che rappresentavo l'odiato padrone con giuste, dico giuste, richieste. I 24 poderi della fattoria erano mancanti totalmente di acqua e dovevano andare a prenderla al fiume. Due terzi non avevano luce elettrica, idem servizi igenici, viabilità stradale dissestata, mancava perfino un viottolo decente per raggiungere la stazioncina ferroviaria, che era a circa 2 km. Le forze ONU sbarcarono al di sopra del 38° parallelo tagliando in due l'esercito coreano, Mario Torrini, sparì per mesi con le sue rivendicazioni. A primi del gennaio 1951 contrattacco cinese, in aiuto ai nord-coreani, pure il sindacalista ripartì all'attacco con le sue rivendicazioni. Poi nuova stasi: il fronte si stabilizzò intorno al 38 ° parallelo. Eravamo nel pieno della guerra fredda, si sentiva la situazione internazionale per fatti che succedevano a 15000 km di distanza con l'immediata ripercussione nel piccolo borgo contadino. Mario Torrini chiedeva la ripartizioni dei prodotti al 55% a vantaggio del colono (ebbero poi il 53%) e decenti condizioni di vita per la famiglia contadina.

Parliamo ora del terzogenito del nostro capoccia, che aveva circa 45 anni, si era sposato tardi in quanto da giovane aveva avuto una crisi mistica e voleva farsi frate. Il Torrini lo inviò ad un monastero che rimane dall'altro lato del fiume, lo misero a tirare su l'acqua dal pozzo con un paniere di vimini... cosa impossibile in quanto l'acqua passa dai fori. Era una prova di pazienza che mandò in bestia il giovane, il quale ritornò al podere. Di questa esperienza gli rimase una corda che portava sulla carne e che lui chiamava cilicio e che mai se lo toglieva.

Ritorniamo al Torrini. Dato che ho citato i panieri, posso aggiunegre che era anche un bravo intrecciatore di vimini. Egli decedette qualche anno dopo questi fatti di Corea.

Come nelle storie precedenti, anche questa famiglia andò in sfascio. Mario divenne sindacalista a tempo pieno, gli altri due fratelli finirono la loro carriera come braccianti presso la fattoria. Ora casa Torrini attende un weekndista che l'acquisti e la restauri. Purtroppo la posizione dal lato panoramico non è un gran che, la viabilità è sempre difficile... la casa è là abbandonata da oltre 3O anni con il tetto semicrollato.

 

Tigre 31 Copyright 1999-2007

Indice

I Parte

I lavori mensili

Le colture

Il paesaggio

La rotazione

I personaggi
del podere

Il capoccia

La massaia

Il bifolco

Il fattore

Alcuni
personaggi

II Parte

Gli agrari

III Parte

Il diario
di un fattore